20/07/25

L'impatto dell'a.i. generativa nella contabilità

Devi copiare ed incollare sulla stringa di internet il link di seguito per vedere tale documento da me creato:

https://gamma.app/docs/LIA-Generativa-nella-Contabilita-Una-Rivoluzione-in-Atto-i52bk731d9cj4sd

17/10/24

Diverse tipologie di plusvalenze e loro trattamento contabile e fiscale

Classificazione delle plusvalenze
Le plusvalenze si distinguono in due principali categorie, in base alla loro origine:
Plusvalenze ordinarie: derivano dalla cessione di beni che fanno parte della gestione ordinaria dell'impresa e che non hanno più utilità per l'attività aziendale.
Plusvalenze straordinarie: derivano dalla vendita di beni in contesti particolari, come operazioni di ristrutturazione aziendale o la cessione di beni non strettamente legati alle attività principali dell’impresa.
Oltre a questa distinzione generale, esistono diversi tipi di plusvalenze legate a specifici asset oppure le seguenti operazioni:

Plusvalenze immobiliari: generate dalla vendita di proprietà immobiliari, quali case, terreni, edifici commerciali. Quando il prezzo di vendita supera quello di acquisto, si realizza una plusvalenza.
Plusvalenze patrimoniali: legate alla cessione di beni di valore, come opere d'arte, gioielli o veicoli di lusso.
Plusvalenze da cessione d'azienda: si verificano quando una società viene venduta a un prezzo superiore al valore contabile dei suoi asset e passività, riflettendo il suo potenziale di guadagno futuro.
Plusvalenze da cessione di quote: riguardano la vendita di partecipazioni societarie o azioni, quando queste vengono vendute a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto.

Trattamento contabile delle plusvalenze
Indipendentemente dalla tipologia di asset, la plusvalenza deve essere registrata nel bilancio civilistico, solitamente nel conto economico, nella sezione riservata ai proventi e agli oneri finanziari. Il bilancio civilistico, più comunemente noto come bilancio aziendale, è il documento che riassume le attività economiche e patrimoniali di un’impresa nel corso di un anno fiscale, contribuendo a determinare utili, perdite e variazioni del patrimonio.
Il trattamento contabile delle plusvalenze varia in base alla loro natura:
Plusvalenze ordinarie: vengono inserite nella sezione A) del conto economico, sotto la voce “altri ricavi e proventi” nel Valore della produzione.
Plusvalenze straordinarie: vanno registrate nella sezione E) sotto la voce “proventi straordinari” nella parte dei Proventi e oneri straordinari.

Regime fiscale delle plusvalenze
Le diverse tipologie di plusvalenze sono soggette a regimi fiscali specifici:
Plusvalenze immobiliari: sono soggette a un'imposta sostitutiva del 26%. L’imposta è versata dal notaio tramite il modello F24.
Plusvalenze patrimoniali: concorrono a formare il reddito imponibile nell'anno in cui sono realizzate. Tuttavia, se i beni sono stati detenuti per almeno tre anni, la tassazione può essere rateizzata su un massimo di cinque anni.
Plusvalenze da cessione d'azienda: non sono imponibili ai fini IRAP e sono soggette ad imposta di registro del 3% (tre per cento) , escludendo l’applicazione dell’IVA.
Plusvalenze da cessione di quote: sono soggette a un'imposta sostitutiva del 26%.
Plusvalenze sui titoli di Stato: la tassazione, definita capital gain (guadagno in conto capitale), prevede un’aliquota del 12,50%.

Mancata dichiarazione delle plusvalenze
La mancata dichiarazione delle plusvalenze è una infrazione fiscale. Ad esempio, per plusvalenze derivanti da capital gain da attività di trading online, che sono tassate al 26%, l’omissione della dichiarazione può portare a sanzioni che raggiungono il 240% dell'imposta evasa. L'Agenzia delle Entrate ha fino a 7 anni per effettuare accertamenti su investimenti esteri, periodo che può estendersi fino a 14 anni se gli investimenti sono stati fatti in Paesi considerati "a rischio" dal fisco italiano.
Tuttavia, se l'investitore si accorge dell'omissione prima di ricevere una cartella esattoriale, può ricorrere al ravvedimento operoso, sanando la propria posizione volontariamente.

Plusvalenze esenti da tassazione
Esistono situazioni in cui le plusvalenze sono esenti da tassazione. 
Un esempio è la vendita di partecipazioni quando:
Le partecipazioni sono state detenute per almeno dodici mesi continuativi prima della vendita.
Al momento della chiusura del primo bilancio, le partecipazioni erano classificate come "immobilizzazioni finanziarie".
La società partecipata non ha beneficiato di un regime fiscale agevolato per almeno tre anni precedenti la cessione.
La società partecipata ha svolto prevalentemente attività commerciale per almeno tre anni prima della generazione della plusvalenza.

Spero di aver contribuito a informare il pubblico nella migliore maniera. Saluti

09/10/24

Plusvalenza immobiliare in caso di donazione

Plusvalenza immobiliare in caso di donazione

La plusvalenza immobiliare derivante da una donazione è soggetta a tassazione quando l’immobile ricevuto in donazione viene rivenduto entro cinque anni dalla data di acquisto da parte del donante. In questo caso, la plusvalenza corrisponde alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo d'acquisto o di costruzione sostenuto dal donante. Essenzialmente, il donatario “eredita” la situazione fiscale del donante per quanto riguarda il calcolo della plusvalenza.

Le stesse regole previste per la plusvalenza immobiliare in generale si applicano anche nel caso di un immobile ottenuto tramite donazione. Per esempio, se il donatario utilizza l’immobile come abitazione principale per sé o per i propri familiari, è possibile evitare la tassazione della plusvalenza al momento della vendita. Allo stesso modo, si possono dedurre dalla plusvalenza eventuali spese sostenute dal donante per migliorie o interventi edilizi che hanno aumentato il valore dell’immobile.

Un aspetto importante è che la donazione non interrompe il decorso del termine di cinque anni che devono trascorrere dall’acquisto iniziale dell’immobile alla vendita per esentare la plusvalenza dalla tassazione. Questo significa che, anche se l’immobile cambia proprietario attraverso una donazione, il termine di cinque anni continua a decorrere a partire dalla data di acquisto originaria da parte del donante.

Di conseguenza, se il donatario rivende l’immobile dopo più di cinque anni dall’acquisto iniziale da parte del donante (e non dalla data della donazione), non sarà dovuta alcuna tassa sulla plusvalenza. Se, invece, l’immobile viene venduto prima del termine dei cinque anni, si applica la tassazione, salvo i casi di esenzione come l’utilizzo dell’immobile come abitazione principale.

*  Se vuoi saperne di più contattami su Instagram: @studiomarcoruggeri

Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare

Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare?

Poiché la tassazione sulla plusvalenza immobiliare può incidere in modo significativo sui guadagni di una transazione, molti investitori cercano soluzioni per ridurre o eliminare tale imposta. Quali sono le strategie per evitare la plusvalenza immobiliare?

Un metodo piuttosto semplice consiste nell’attendere almeno 5 anni dall’acquisto prima di vendere l’immobile. Tuttavia, questa scelta può comportare un aumento dei rischi, in quanto il mercato immobiliare è soggetto a cicli di crisi che possono protrarsi per anni.

Tra gli investimenti finanziari, gli immobili presentano particolari complessità. Oltre alla questione fiscale, sono asset poco liquidi e possono limitare la diversificazione del portafoglio d’investimento.

Per risolvere il problema alla base, si potrebbe considerare una strategia d’investimento che escluda il settore immobiliare. Una valutazione accurata del proprio portafoglio potrebbe indicare soluzioni più adatte.

Un’altra opzione per ridurre l’impatto fiscale è quella di sfruttare le spese deducibili sostenute per migliorare il valore dell’immobile. Infine, vivere nell'immobile per un periodo prolungato rappresenta una strategia efficace per evitare di pagare la plusvalenza immobiliare.

07/10/24

Concordato biennale 2024

Il concordato preventivo biennale è una novità introdotta dalla riforma fiscale del 2024. Si tratta di un accordo che un contribuente può stipulare con l'Agenzia delle Entrate per definire in anticipo e in maniera certa l'importo delle imposte da pagare per un periodo di due anni (nel caso specifico, il 2024 e il 2025).

A chi si rivolge? Principalmente a due categorie di contribuenti:

  • Soggetti ISA: coloro che applicano gli indici sintetici di affidabilità.
  • Contribuenti forfettari: coloro che rientrano nel regime forfetario.

Quali sono i vantaggi?

  • Certezza: Si ha una visione chiara e anticipata del proprio debito fiscale per il biennio, evitando sorprese legate a eventuali accertamenti.
  • Semplificazione: Riduce la complessità degli adempimenti fiscali, in quanto si definisce un importo fisso da pagare.
  • Possibilità di rateizzazione: In alcuni casi, è possibile concordare una rateizzazione del pagamento.

Come funziona? L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti interessati un software che consente di elaborare una proposta di concordato. Il contribuente, sulla base dei propri dati, indica il reddito che intende dichiarare per il biennio e l'imposta che ritiene di dover versare. L'Agenzia valuta la proposta e, se la ritiene congrua, la accetta.

Cosa succede dopo l'accettazione? Una volta accettato il concordato, il contribuente è esonerato dagli accertamenti fiscali relativi al periodo oggetto dell'accordo. Ciò significa che l'Agenzia delle Entrate non potrà effettuare ulteriori verifiche sul reddito dichiarato.

Quando è possibile aderire? I termini per aderire al concordato preventivo biennale sono fissati annualmente. Per il 2024, i termini sono scaduti.

Perché potrebbe interessarti? Se rientri nelle categorie di contribuenti sopra indicate e desideri avere una maggiore certezza fiscale per i prossimi anni, il concordato preventivo biennale potrebbe essere una soluzione interessante. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i pro e i contro di questa scelta, tenendo conto della propria situazione specifica.


* Se avete necessità potete contattarmi su instagram: @studiomarcoruggeri lasciatemi un messaggio.

11/01/24

Agenzia delle Entrate e prescrizione dei crediti

Agenzia delle Entrate e prescrizione dei crediti: cos'è, come funziona e cosa fare

Cos'è la prescrizione?

La prescrizione è un istituto giuridico che determina l'estinzione di un diritto se il suo titolare non lo esercita per un periodo di tempo determinato dalla legge.

Nel caso dei crediti, la prescrizione significa che il creditore non può più chiedere al debitore il pagamento di quanto gli è dovuto.

Termini di prescrizione

Il termine ordinario di prescrizione dei crediti è di 10 anni.

Tuttavia, esistono delle eccezioni, con termini di prescrizione più brevi:

5 anni: crediti derivanti da reati, atti illeciti, bollette, rapporti di lavoro, tasse e imposte, multe stradali;

3 anni: crediti verso professionisti, bollo auto;

1 anno: commissioni di agenti immobiliari.

Che fare se si riceve una richiesta di pagamento

Se si riceve una richiesta di pagamento relativa a un debito prescritto, la prima cosa da fare è verificare il termine di prescrizione previsto dalla legge per quel tipo di credito.

Se il termine è già decorso, il debitore può ignorare la richiesta di pagamento.

Attenzione: questa regola non vale per le richieste di pagamento inviate dall'Agenzia delle Entrate. In questo caso, il debitore deve impugnare la richiesta di pagamento con ricorso.

Se invece il creditore agisce giudizialmente per il recupero del credito, il debitore dovrà eccepire la prescrizione nel corso del processo.

Eccezioni alla prescrizione

La prescrizione può essere interrotta dall'invio di un atto formale da parte del creditore, come la lettera di messa in mora.

In questo caso, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere da capo.

L'atto interruttivo deve essere inviato al debitore con un metodo che ne attesti la ricezione, come la raccomandata con avviso di ricevimento o la posta elettronica certificata.

Conclusione

La prescrizione dei crediti è un istituto giuridico importante che può tutelare i debitori da richieste di pagamento ingiustificate.

È importante, quindi, conoscere i termini di prescrizione previsti dalla legge per il tipo di credito in questione e, in caso di richiesta di pagamento, verificare se il termine è già decorso.



Bonus mobili 2024

Il bonus mobili è un'agevolazione fiscale prevista dalla legge di bilancio 2020 che consiste in una detrazione IRPEF del 50% delle spese sostenute per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Le novità introdotte dalla legge di bilancio 2023 per il bonus mobili 2024 sono le seguenti:

Il tetto di spesa è ridotto a 5.000 euro. Fino al 31 dicembre 2023 il tetto massimo detraibile era invece fissato a 8.000 euro.

La detrazione spetta solo per gli acquisti effettuati a partire dal 1° gennaio 2024.

Per poter usufruire del bonus mobili 2024 è necessario rispettare i seguenti requisiti:

Realizzare un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2023.

Acquistare mobili e grandi elettrodomestici nuovi di fabbrica.

Pagare i beni con bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito.

I mobili e gli elettrodomestici che possono beneficiare della detrazione sono i seguenti:

Mobili per la casa, come armadi, letti, tavoli, sedie, divani, ecc.

Grandi elettrodomestici, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni, ecc.

La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Ad esempio, per un acquisto di mobili e elettrodomestici di 5.000 euro, la detrazione sarà di 2.500 euro all'anno per dieci anni.

Per richiedere la detrazione è necessario conservare i seguenti documenti:

Fatture o ricevute fiscali relative agli acquisti.

Ricevuta del bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito.

Documenti attestanti l'inizio dei lavori di ristrutturazione.

La detrazione può essere richiesta in sede di dichiarazione dei redditi, utilizzando il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche.

L'impatto dell'a.i. generativa nella contabilità

Devi copiare ed incollare sulla stringa di internet il link di seguito per vedere tale documento da me creato: https://gamma.app/docs/LIA-Ge...