17/10/24
Diverse tipologie di plusvalenze e loro trattamento contabile e fiscale
09/10/24
Plusvalenza immobiliare in caso di donazione
Plusvalenza immobiliare in caso di donazione
La plusvalenza immobiliare derivante da una donazione è soggetta a tassazione quando l’immobile ricevuto in donazione viene rivenduto entro cinque anni dalla data di acquisto da parte del donante. In questo caso, la plusvalenza corrisponde alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo d'acquisto o di costruzione sostenuto dal donante. Essenzialmente, il donatario “eredita” la situazione fiscale del donante per quanto riguarda il calcolo della plusvalenza.
Le stesse regole previste per la plusvalenza immobiliare in generale si applicano anche nel caso di un immobile ottenuto tramite donazione. Per esempio, se il donatario utilizza l’immobile come abitazione principale per sé o per i propri familiari, è possibile evitare la tassazione della plusvalenza al momento della vendita. Allo stesso modo, si possono dedurre dalla plusvalenza eventuali spese sostenute dal donante per migliorie o interventi edilizi che hanno aumentato il valore dell’immobile.
Un aspetto importante è che la donazione non interrompe il decorso del termine di cinque anni che devono trascorrere dall’acquisto iniziale dell’immobile alla vendita per esentare la plusvalenza dalla tassazione. Questo significa che, anche se l’immobile cambia proprietario attraverso una donazione, il termine di cinque anni continua a decorrere a partire dalla data di acquisto originaria da parte del donante.
Di conseguenza, se il donatario rivende l’immobile dopo più di cinque anni dall’acquisto iniziale da parte del donante (e non dalla data della donazione), non sarà dovuta alcuna tassa sulla plusvalenza. Se, invece, l’immobile viene venduto prima del termine dei cinque anni, si applica la tassazione, salvo i casi di esenzione come l’utilizzo dell’immobile come abitazione principale.
* Se vuoi saperne di più contattami su Instagram: @studiomarcoruggeri
Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare
Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare?
Poiché la tassazione sulla plusvalenza immobiliare può incidere in modo significativo sui guadagni di una transazione, molti investitori cercano soluzioni per ridurre o eliminare tale imposta. Quali sono le strategie per evitare la plusvalenza immobiliare?
Un metodo piuttosto semplice consiste nell’attendere almeno 5 anni dall’acquisto prima di vendere l’immobile. Tuttavia, questa scelta può comportare un aumento dei rischi, in quanto il mercato immobiliare è soggetto a cicli di crisi che possono protrarsi per anni.
Tra gli investimenti finanziari, gli immobili presentano particolari complessità. Oltre alla questione fiscale, sono asset poco liquidi e possono limitare la diversificazione del portafoglio d’investimento.
Per risolvere il problema alla base, si potrebbe considerare una strategia d’investimento che escluda il settore immobiliare. Una valutazione accurata del proprio portafoglio potrebbe indicare soluzioni più adatte.
Un’altra opzione per ridurre l’impatto fiscale è quella di sfruttare le spese deducibili sostenute per migliorare il valore dell’immobile. Infine, vivere nell'immobile per un periodo prolungato rappresenta una strategia efficace per evitare di pagare la plusvalenza immobiliare.
07/10/24
Concordato biennale 2024
Il concordato preventivo biennale è una novità introdotta dalla riforma fiscale del 2024. Si tratta di un accordo che un contribuente può stipulare con l'Agenzia delle Entrate per definire in anticipo e in maniera certa l'importo delle imposte da pagare per un periodo di due anni (nel caso specifico, il 2024 e il 2025).
A chi si rivolge? Principalmente a due categorie di contribuenti:
- Soggetti ISA: coloro che applicano gli indici sintetici di affidabilità.
- Contribuenti forfettari: coloro che rientrano nel regime forfetario.
Quali sono i vantaggi?
- Certezza: Si ha una visione chiara e anticipata del proprio debito fiscale per il biennio, evitando sorprese legate a eventuali accertamenti.
- Semplificazione: Riduce la complessità degli adempimenti fiscali, in quanto si definisce un importo fisso da pagare.
- Possibilità di rateizzazione: In alcuni casi, è possibile concordare una rateizzazione del pagamento.
Come funziona? L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti interessati un software che consente di elaborare una proposta di concordato. Il contribuente, sulla base dei propri dati, indica il reddito che intende dichiarare per il biennio e l'imposta che ritiene di dover versare. L'Agenzia valuta la proposta e, se la ritiene congrua, la accetta.
Cosa succede dopo l'accettazione? Una volta accettato il concordato, il contribuente è esonerato dagli accertamenti fiscali relativi al periodo oggetto dell'accordo. Ciò significa che l'Agenzia delle Entrate non potrà effettuare ulteriori verifiche sul reddito dichiarato.
Quando è possibile aderire? I termini per aderire al concordato preventivo biennale sono fissati annualmente. Per il 2024, i termini sono scaduti.
Perché potrebbe interessarti? Se rientri nelle categorie di contribuenti sopra indicate e desideri avere una maggiore certezza fiscale per i prossimi anni, il concordato preventivo biennale potrebbe essere una soluzione interessante. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i pro e i contro di questa scelta, tenendo conto della propria situazione specifica.
* Se avete necessità potete contattarmi su instagram: @studiomarcoruggeri lasciatemi un messaggio.
L'impatto dell'a.i. generativa nella contabilità
Devi copiare ed incollare sulla stringa di internet il link di seguito per vedere tale documento da me creato: https://gamma.app/docs/LIA-Ge...
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I RIMBORSI DELLE SPESE PER PRESTAZIONI OCCASIONALI NON VANNO CON RITENUTA D'ACCONTO A TITOLO D'ESEMPIO: LA FONDAZIONE CHE CORRISPON...
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Sostituito DPR 22 dicembre 1986, n. 917 all'art. 110: 10. Non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi deri...