20/07/25

L'impatto dell'a.i. generativa nella contabilità

Devi copiare ed incollare sulla stringa di internet il link di seguito per vedere tale documento da me creato:

https://gamma.app/docs/LIA-Generativa-nella-Contabilita-Una-Rivoluzione-in-Atto-i52bk731d9cj4sd

17/10/24

Diverse tipologie di plusvalenze e loro trattamento contabile e fiscale

Classificazione delle plusvalenze
Le plusvalenze si distinguono in due principali categorie, in base alla loro origine:
Plusvalenze ordinarie: derivano dalla cessione di beni che fanno parte della gestione ordinaria dell'impresa e che non hanno più utilità per l'attività aziendale.
Plusvalenze straordinarie: derivano dalla vendita di beni in contesti particolari, come operazioni di ristrutturazione aziendale o la cessione di beni non strettamente legati alle attività principali dell’impresa.
Oltre a questa distinzione generale, esistono diversi tipi di plusvalenze legate a specifici asset oppure le seguenti operazioni:

Plusvalenze immobiliari: generate dalla vendita di proprietà immobiliari, quali case, terreni, edifici commerciali. Quando il prezzo di vendita supera quello di acquisto, si realizza una plusvalenza.
Plusvalenze patrimoniali: legate alla cessione di beni di valore, come opere d'arte, gioielli o veicoli di lusso.
Plusvalenze da cessione d'azienda: si verificano quando una società viene venduta a un prezzo superiore al valore contabile dei suoi asset e passività, riflettendo il suo potenziale di guadagno futuro.
Plusvalenze da cessione di quote: riguardano la vendita di partecipazioni societarie o azioni, quando queste vengono vendute a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto.

Trattamento contabile delle plusvalenze
Indipendentemente dalla tipologia di asset, la plusvalenza deve essere registrata nel bilancio civilistico, solitamente nel conto economico, nella sezione riservata ai proventi e agli oneri finanziari. Il bilancio civilistico, più comunemente noto come bilancio aziendale, è il documento che riassume le attività economiche e patrimoniali di un’impresa nel corso di un anno fiscale, contribuendo a determinare utili, perdite e variazioni del patrimonio.
Il trattamento contabile delle plusvalenze varia in base alla loro natura:
Plusvalenze ordinarie: vengono inserite nella sezione A) del conto economico, sotto la voce “altri ricavi e proventi” nel Valore della produzione.
Plusvalenze straordinarie: vanno registrate nella sezione E) sotto la voce “proventi straordinari” nella parte dei Proventi e oneri straordinari.

Regime fiscale delle plusvalenze
Le diverse tipologie di plusvalenze sono soggette a regimi fiscali specifici:
Plusvalenze immobiliari: sono soggette a un'imposta sostitutiva del 26%. L’imposta è versata dal notaio tramite il modello F24.
Plusvalenze patrimoniali: concorrono a formare il reddito imponibile nell'anno in cui sono realizzate. Tuttavia, se i beni sono stati detenuti per almeno tre anni, la tassazione può essere rateizzata su un massimo di cinque anni.
Plusvalenze da cessione d'azienda: non sono imponibili ai fini IRAP e sono soggette ad imposta di registro del 3% (tre per cento) , escludendo l’applicazione dell’IVA.
Plusvalenze da cessione di quote: sono soggette a un'imposta sostitutiva del 26%.
Plusvalenze sui titoli di Stato: la tassazione, definita capital gain (guadagno in conto capitale), prevede un’aliquota del 12,50%.

Mancata dichiarazione delle plusvalenze
La mancata dichiarazione delle plusvalenze è una infrazione fiscale. Ad esempio, per plusvalenze derivanti da capital gain da attività di trading online, che sono tassate al 26%, l’omissione della dichiarazione può portare a sanzioni che raggiungono il 240% dell'imposta evasa. L'Agenzia delle Entrate ha fino a 7 anni per effettuare accertamenti su investimenti esteri, periodo che può estendersi fino a 14 anni se gli investimenti sono stati fatti in Paesi considerati "a rischio" dal fisco italiano.
Tuttavia, se l'investitore si accorge dell'omissione prima di ricevere una cartella esattoriale, può ricorrere al ravvedimento operoso, sanando la propria posizione volontariamente.

Plusvalenze esenti da tassazione
Esistono situazioni in cui le plusvalenze sono esenti da tassazione. 
Un esempio è la vendita di partecipazioni quando:
Le partecipazioni sono state detenute per almeno dodici mesi continuativi prima della vendita.
Al momento della chiusura del primo bilancio, le partecipazioni erano classificate come "immobilizzazioni finanziarie".
La società partecipata non ha beneficiato di un regime fiscale agevolato per almeno tre anni precedenti la cessione.
La società partecipata ha svolto prevalentemente attività commerciale per almeno tre anni prima della generazione della plusvalenza.

Spero di aver contribuito a informare il pubblico nella migliore maniera. Saluti

09/10/24

Plusvalenza immobiliare in caso di donazione

Plusvalenza immobiliare in caso di donazione

La plusvalenza immobiliare derivante da una donazione è soggetta a tassazione quando l’immobile ricevuto in donazione viene rivenduto entro cinque anni dalla data di acquisto da parte del donante. In questo caso, la plusvalenza corrisponde alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo d'acquisto o di costruzione sostenuto dal donante. Essenzialmente, il donatario “eredita” la situazione fiscale del donante per quanto riguarda il calcolo della plusvalenza.

Le stesse regole previste per la plusvalenza immobiliare in generale si applicano anche nel caso di un immobile ottenuto tramite donazione. Per esempio, se il donatario utilizza l’immobile come abitazione principale per sé o per i propri familiari, è possibile evitare la tassazione della plusvalenza al momento della vendita. Allo stesso modo, si possono dedurre dalla plusvalenza eventuali spese sostenute dal donante per migliorie o interventi edilizi che hanno aumentato il valore dell’immobile.

Un aspetto importante è che la donazione non interrompe il decorso del termine di cinque anni che devono trascorrere dall’acquisto iniziale dell’immobile alla vendita per esentare la plusvalenza dalla tassazione. Questo significa che, anche se l’immobile cambia proprietario attraverso una donazione, il termine di cinque anni continua a decorrere a partire dalla data di acquisto originaria da parte del donante.

Di conseguenza, se il donatario rivende l’immobile dopo più di cinque anni dall’acquisto iniziale da parte del donante (e non dalla data della donazione), non sarà dovuta alcuna tassa sulla plusvalenza. Se, invece, l’immobile viene venduto prima del termine dei cinque anni, si applica la tassazione, salvo i casi di esenzione come l’utilizzo dell’immobile come abitazione principale.

*  Se vuoi saperne di più contattami su Instagram: @studiomarcoruggeri

Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare

Come evitare il pagamento della plusvalenza immobiliare?

Poiché la tassazione sulla plusvalenza immobiliare può incidere in modo significativo sui guadagni di una transazione, molti investitori cercano soluzioni per ridurre o eliminare tale imposta. Quali sono le strategie per evitare la plusvalenza immobiliare?

Un metodo piuttosto semplice consiste nell’attendere almeno 5 anni dall’acquisto prima di vendere l’immobile. Tuttavia, questa scelta può comportare un aumento dei rischi, in quanto il mercato immobiliare è soggetto a cicli di crisi che possono protrarsi per anni.

Tra gli investimenti finanziari, gli immobili presentano particolari complessità. Oltre alla questione fiscale, sono asset poco liquidi e possono limitare la diversificazione del portafoglio d’investimento.

Per risolvere il problema alla base, si potrebbe considerare una strategia d’investimento che escluda il settore immobiliare. Una valutazione accurata del proprio portafoglio potrebbe indicare soluzioni più adatte.

Un’altra opzione per ridurre l’impatto fiscale è quella di sfruttare le spese deducibili sostenute per migliorare il valore dell’immobile. Infine, vivere nell'immobile per un periodo prolungato rappresenta una strategia efficace per evitare di pagare la plusvalenza immobiliare.

07/10/24

Concordato biennale 2024

Il concordato preventivo biennale è una novità introdotta dalla riforma fiscale del 2024. Si tratta di un accordo che un contribuente può stipulare con l'Agenzia delle Entrate per definire in anticipo e in maniera certa l'importo delle imposte da pagare per un periodo di due anni (nel caso specifico, il 2024 e il 2025).

A chi si rivolge? Principalmente a due categorie di contribuenti:

  • Soggetti ISA: coloro che applicano gli indici sintetici di affidabilità.
  • Contribuenti forfettari: coloro che rientrano nel regime forfetario.

Quali sono i vantaggi?

  • Certezza: Si ha una visione chiara e anticipata del proprio debito fiscale per il biennio, evitando sorprese legate a eventuali accertamenti.
  • Semplificazione: Riduce la complessità degli adempimenti fiscali, in quanto si definisce un importo fisso da pagare.
  • Possibilità di rateizzazione: In alcuni casi, è possibile concordare una rateizzazione del pagamento.

Come funziona? L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti interessati un software che consente di elaborare una proposta di concordato. Il contribuente, sulla base dei propri dati, indica il reddito che intende dichiarare per il biennio e l'imposta che ritiene di dover versare. L'Agenzia valuta la proposta e, se la ritiene congrua, la accetta.

Cosa succede dopo l'accettazione? Una volta accettato il concordato, il contribuente è esonerato dagli accertamenti fiscali relativi al periodo oggetto dell'accordo. Ciò significa che l'Agenzia delle Entrate non potrà effettuare ulteriori verifiche sul reddito dichiarato.

Quando è possibile aderire? I termini per aderire al concordato preventivo biennale sono fissati annualmente. Per il 2024, i termini sono scaduti.

Perché potrebbe interessarti? Se rientri nelle categorie di contribuenti sopra indicate e desideri avere una maggiore certezza fiscale per i prossimi anni, il concordato preventivo biennale potrebbe essere una soluzione interessante. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i pro e i contro di questa scelta, tenendo conto della propria situazione specifica.


* Se avete necessità potete contattarmi su instagram: @studiomarcoruggeri lasciatemi un messaggio.

11/01/24

Agenzia delle Entrate e prescrizione dei crediti

Agenzia delle Entrate e prescrizione dei crediti: cos'è, come funziona e cosa fare

Cos'è la prescrizione?

La prescrizione è un istituto giuridico che determina l'estinzione di un diritto se il suo titolare non lo esercita per un periodo di tempo determinato dalla legge.

Nel caso dei crediti, la prescrizione significa che il creditore non può più chiedere al debitore il pagamento di quanto gli è dovuto.

Termini di prescrizione

Il termine ordinario di prescrizione dei crediti è di 10 anni.

Tuttavia, esistono delle eccezioni, con termini di prescrizione più brevi:

5 anni: crediti derivanti da reati, atti illeciti, bollette, rapporti di lavoro, tasse e imposte, multe stradali;

3 anni: crediti verso professionisti, bollo auto;

1 anno: commissioni di agenti immobiliari.

Che fare se si riceve una richiesta di pagamento

Se si riceve una richiesta di pagamento relativa a un debito prescritto, la prima cosa da fare è verificare il termine di prescrizione previsto dalla legge per quel tipo di credito.

Se il termine è già decorso, il debitore può ignorare la richiesta di pagamento.

Attenzione: questa regola non vale per le richieste di pagamento inviate dall'Agenzia delle Entrate. In questo caso, il debitore deve impugnare la richiesta di pagamento con ricorso.

Se invece il creditore agisce giudizialmente per il recupero del credito, il debitore dovrà eccepire la prescrizione nel corso del processo.

Eccezioni alla prescrizione

La prescrizione può essere interrotta dall'invio di un atto formale da parte del creditore, come la lettera di messa in mora.

In questo caso, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere da capo.

L'atto interruttivo deve essere inviato al debitore con un metodo che ne attesti la ricezione, come la raccomandata con avviso di ricevimento o la posta elettronica certificata.

Conclusione

La prescrizione dei crediti è un istituto giuridico importante che può tutelare i debitori da richieste di pagamento ingiustificate.

È importante, quindi, conoscere i termini di prescrizione previsti dalla legge per il tipo di credito in questione e, in caso di richiesta di pagamento, verificare se il termine è già decorso.



Bonus mobili 2024

Il bonus mobili è un'agevolazione fiscale prevista dalla legge di bilancio 2020 che consiste in una detrazione IRPEF del 50% delle spese sostenute per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Le novità introdotte dalla legge di bilancio 2023 per il bonus mobili 2024 sono le seguenti:

Il tetto di spesa è ridotto a 5.000 euro. Fino al 31 dicembre 2023 il tetto massimo detraibile era invece fissato a 8.000 euro.

La detrazione spetta solo per gli acquisti effettuati a partire dal 1° gennaio 2024.

Per poter usufruire del bonus mobili 2024 è necessario rispettare i seguenti requisiti:

Realizzare un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2023.

Acquistare mobili e grandi elettrodomestici nuovi di fabbrica.

Pagare i beni con bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito.

I mobili e gli elettrodomestici che possono beneficiare della detrazione sono i seguenti:

Mobili per la casa, come armadi, letti, tavoli, sedie, divani, ecc.

Grandi elettrodomestici, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni, ecc.

La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Ad esempio, per un acquisto di mobili e elettrodomestici di 5.000 euro, la detrazione sarà di 2.500 euro all'anno per dieci anni.

Per richiedere la detrazione è necessario conservare i seguenti documenti:

Fatture o ricevute fiscali relative agli acquisti.

Ricevuta del bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito.

Documenti attestanti l'inizio dei lavori di ristrutturazione.

La detrazione può essere richiesta in sede di dichiarazione dei redditi, utilizzando il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche.

28/12/23

1 gennaio 2024: entra in vigore l'Assegno di inclusione

Oggi, 28 dicembre 2023, è il termine ultimo per presentare domanda per l'Assegno di inclusione (ADI), la nuova misura di contrasto alla povertà e di inclusione sociale e lavorativa che entrerà in vigore il 1° gennaio 2024.

L'ADI è una prestazione economica erogata dall'INPS attraverso una carta di pagamento elettronica ricaricabile, la Carta di Inclusione. L'importo dell'assegno è determinato sulla base dell'ISEE del nucleo familiare e della situazione reddituale del beneficiario e dei componenti del nucleo familiare.

Per poter richiedere l'ADI, è necessario soddisfare i seguenti requisiti:

  • residenza in Italia;
  • cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell'Unione Europea, di uno Stato parte dell'Accordo sullo Spazio economico europeo o di uno Stato non membro dell'Unione Europea con il quale sia in vigore una convenzione internazionale di sicurezza sociale;
  • regolare soggiorno in Italia, se cittadino di un paese non appartenente all'Unione Europea.

Inoltre, è necessario che il nucleo familiare del richiedente abbia un ISEE non superiore a:

  • 9.360 euro annui, se composto da un solo componente;
  • 18.720 euro annui, se composto da due componenti;
  • 28.080 euro annui, se composto da tre componenti;
  • 37.440 euro annui, se composto da quattro componenti;
  • 46.800 euro annui, se composto da cinque componenti;
  • 56.160 euro annui, se composto da sei componenti;
  • 65.520 euro annui, se composto da sette componenti;
  • 74.880 euro annui, se composto da otto componenti;
  • 84.240 euro annui, se composto da nove componenti o più.

L'ADI è cumulabile con altre misure di sostegno al reddito, come il Reddito di cittadinanza, il Reddito di emergenza, la Pensione di cittadinanza e l'Assegno unico e universale.

Le domande per l'ADI possono essere presentate online sul sito dell'INPS, presso i patronati o i CAF. Le domande presentate entro il 31 dicembre 2023 avranno decorrenza dal 1° gennaio 2024. Le domande presentate successivamente avranno decorrenza dal mese successivo a quello di presentazione.

27/12/23

COME DIVENTARE SMM

Per diventare un Social Media Manager (SMM) è necessario avere una serie di competenze e conoscenze, tra cui:

  • Competenze digitali: è essenziale conoscere i diversi social network e le loro funzionalità, nonché le tecniche di marketing digitale.
  • Competenze comunicative: un SMM deve essere in grado di comunicare efficacemente con il pubblico, sia attraverso la scrittura che attraverso l'immagine.
  • Competenze analitiche: è importante essere in grado di analizzare i dati per misurare l'efficacia delle proprie attività sui social network.
  • Competenze creative: un SMM deve essere in grado di creare contenuti originali e coinvolgenti.

Oltre a queste competenze, è importante avere anche una serie di soft skills, tra cui:

  • Passione per i social media: è fondamentale essere appassionati di questo settore e avere una buona conoscenza delle ultime tendenze.
  • Capacità di lavorare in autonomia: un SMM spesso lavora da solo, quindi è importante essere in grado di organizzarsi e gestire il proprio tempo in modo efficiente.
  • Capacità di lavorare in team: in alcuni casi, un SMM può collaborare con altri professionisti, quindi è importante essere in grado di lavorare in modo collaborativo.

Per acquisire le competenze e le conoscenze necessarie per diventare un SMM, è possibile seguire un percorso di studi formale, come una laurea o un master in comunicazione digitale o marketing, oppure optare per un percorso di formazione più informale, come corsi online o workshop.

Inoltre, è importante praticare regolarmente, creando contenuti sui social network e interagendo con altri utenti.

Una volta acquisite le competenze e le conoscenze necessarie, è possibile iniziare a cercare lavoro come SMM. Le opportunità di lavoro sono numerose, sia in aziende private che in enti pubblici.

Il salario di un SMM varia a seconda dell'esperienza, delle competenze e della posizione geografica. In Italia, lo stipendio medio di un SMM si aggira intorno ai 35.000 euro lordi annui.

Ecco alcuni consigli per diventare un SMM di successo:

  • Specializzati in un settore: è importante scegliere un settore di interesse, in modo da poter creare contenuti pertinenti e coinvolgenti.
  • Sii aggiornato sulle ultime tendenze: i social media sono in continua evoluzione, quindi è importante essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze.
  • Collabora con altri professionisti: collaborare con altri professionisti, come designer, copywriter o fotografi, può aiutarti a creare contenuti di alta qualità.
  • Misura i risultati: è importante misurare i risultati delle proprie attività sui social network, in modo da poter apportare eventuali modifiche necessarie.

Se sei appassionato di social media e hai le competenze e le conoscenze necessarie, diventare un SMM può essere un'ottima opportunità di carriera.

22/12/23

CONCORDATO BIENNALE (FISCALE)

Il concordato preventivo biennale è una misura introdotta dalla riforma fiscale del 2022. Si tratta di uno strumento che consente ai contribuenti di minori dimensioni, titolari di reddito di impresa o di lavoro autonomo, di definire in anticipo, per un periodo di due anni, la base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP.

La proposta di concordato è formulata dall'Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati in proprio possesso, dell'acquisizione di alcuni dati necessari per l'elaborazione della proposta di concordato e di una specifica metodologia di calcolo approvata dal MEF e predisposta per ciascuna attività economica.

Il contribuente può accettare o rifiutare la proposta di concordato. In caso di accettazione, il concordato si perfeziona con la sottoscrizione di un'apposita dichiarazione.

I vantaggi dell'adesione al concordato preventivo biennale sono i seguenti:

Certezza dei tempi e delle modalità di pagamento delle imposte: il contribuente conosce in anticipo l'importo delle imposte dovute e le modalità di pagamento.

Riduzione dei costi: il contribuente può evitare di sostenere i costi di un eventuale contenzioso con l'Agenzia delle Entrate.

Possibilità di accedere a finanziamenti agevolati: le banche possono concedere finanziamenti agevolati ai contribuenti che aderiscono al concordato preventivo biennale.

I requisiti per l'accesso al concordato preventivo biennale sono i seguenti:

essere un contribuente di minori dimensioni, titolare di reddito di impresa o di lavoro autonomo, residente nel territorio dello Stato.

Avere un reddito complessivo non superiore a 300.000 euro.

Non aver presentato in ritardo la dichiarazione dei redditi nei tre anni precedenti.

Non essere in stato di liquidazione o di fallimento.

Il concordato preventivo biennale è un'opportunità per i contribuenti di minori dimensioni di regolarizzare la propria posizione fiscale in modo semplice e conveniente.

19/12/23

Calcolo IMU per tre mesi come fare

Il calcolo dell'IMU per un periodo ridotto di 3 mesi anziché 12 mesi è identico al calcolo per un periodo di 12 mesi, con la differenza che la base imponibile deve essere rapportata al numero di mesi di possesso.

In particolare, la base imponibile deve essere moltiplicata per il coefficiente di rapportabilità, che è pari a:

12 / (12 - mesi di possesso)

Ad esempio, se un immobile è stato acquistato il 1° giugno 2023, la base imponibile deve essere moltiplicata per il coefficiente di rapportabilità pari a:

12 / (12 - 6) = 12 / 6 = 2

Quindi, per calcolare l'IMU per un periodo di 3 mesi, si procede come segue:

  1. Si determina la base imponibile applicando la formula seguente:
Base imponibile = rendita catastale + 5 per cento x coefficiente catastale
  1. Si moltiplica la base imponibile per il coefficiente di rapportabilità.
  2. Si applica l'aliquota IMU.
  3. Si sottrae la detrazione, se prevista.

Ad esempio, se un immobile ha una rendita catastale di 1.000 euro e un coefficiente catastale di 1,2, la base imponibile è pari a 1.200 euro. Se il coefficiente di rapportabilità è pari a 2, la base imponibile da considerare per il calcolo dell'IMU è pari a 2.400 euro. Se l'aliquota IMU è pari al 10% e la detrazione per abitazione principale è pari a 200 euro, l'IMU dovuta è pari a:

(2.400 euro * 10%) - 200 euro = 220 euro

In conclusione, il calcolo dell'IMU per un periodo ridotto di 3 mesi si effettua moltiplicando la base imponibile per il coefficiente di rapportabilità, applicando poi l'aliquota IMU e sottraendo la detrazione, se prevista.

13/12/23

PROCEDURE CONCORSUALI

La riforma fiscale del 2022 ha introdotto una serie di novità in materia di crisi d'impresa, con l'obiettivo di favorire il risanamento delle imprese in difficoltà e a ridurre l'impatto fiscale delle procedure concorsuali.

Le principali novità riguardano:

La notifica degli atti impositivi: gli atti di accertamento, irrogazione di sanzioni e recupero dei crediti erariali dovranno essere notificati al curatore o al commissario giudiziale nel caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa o concordato preventivo.

La deducibilità delle perdite su crediti: è stato introdotto un nuovo regime di svalutazione dei crediti, che prevede la possibilità di dedurre una quota pari allo 0,50% del valore nominale dei crediti risultanti in bilancio, non coperti da garanzia. La svalutazione può essere effettuata indipendentemente dall'esistenza di elementi certi e precisi che rendano evidente l'insolvenza del debitore.

La detassazione delle sopravvenienze attive: le sopravvenienze attive da riduzione dei debiti, che si verificano in seguito all'ammissione dell'impresa a una delle procedure di crisi, sono esenti dall'imposta sul reddito delle società (IRES) e dall'imposta sul valore aggiunto (IVA).

Altre novità introdotte dalla riforma fiscale sono:

La possibilità di compensare le perdite fiscali maturate in precedenti esercizi con i redditi conseguiti in sede di concordato preventivo.

La possibilità di fruire delle agevolazioni fiscali previste per gli investimenti in startup innovative anche in caso di ammissione dell'impresa a una procedura di crisi.

In sintesi, le novità introdotte dalla riforma fiscale del 2022 mirano a rendere più agevole e meno oneroso il percorso di risanamento delle imprese in crisi, favorendo la continuità aziendale e la tutela dei creditori.

12/12/23

Mi hanno chiesto in molti come aprire una P.IVA e quindi rispondo

Per aprire una partita IVA in Italia, è necessario presentare una dichiarazione di inizio attività (DIA) all'Agenzia delle Entrate. La DIA può essere presentata in forma cartacea o telematica.

In forma cartacea, la DIA deve essere presentata presso l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente per territorio. Per individuare l'ufficio competente, è possibile consultare il sito web dell'Agenzia delle Entrate.

In forma telematica, la DIA può essere presentata attraverso i seguenti canali:

Il sito web dell'Agenzia delle Entrate, utilizzando il servizio Entratel o Fisconline;

Un intermediario abilitato, come un commercialista o un consulente del lavoro.

La DIA deve essere presentata entro 30 giorni dall'inizio dell'attività.

La DIA deve contenere le seguenti informazioni:

I dati anagrafici del titolare della partita IVA;

La sede dell'attività;

L'attività esercitata;

La forma giuridica dell'attività.

Inoltre, la DIA deve essere corredata dai seguenti documenti:

Copia del documento di identità del titolare della partita IVA;

Copia del titolo di studio o dell'abilitazione professionale, se necessario;

Copia dell'atto costitutivo, se l'attività è svolta in forma societaria.

Una volta presentata la DIA, l'Agenzia delle Entrate attribuisce la partita IVA e comunica al titolare il numero di partita IVA attribuito.

Inoltre, l'Agenzia delle Entrate comunica al titolare la necessità di iscriversi al Registro delle imprese, se l'attività esercitata è soggetta a tale iscrizione.

In caso di iscrizione al Registro delle imprese, è necessario presentare una domanda di iscrizione al Registro delle imprese. La domanda di iscrizione deve essere presentata presso la Camera di Commercio competente per territorio.

06/12/23

FORFETTARI DAL 1 GENNAIO 2024 COME CAMBIA

A partire dal 1° gennaio 2024, le partite IVA che aderiscono al regime forfettario saranno obbligate ad emettere fatture elettroniche. Questo è un nuovo adempimento obbligatorio per i titolari di partita IVA in regime forfettario. Il regime forfettario è stato introdotto con la legge di stabilità 2015, che permette agli operatori economici di ridotte dimensioni di beneficiare di alcune semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili. Grazie alla fatturazione elettronica, i titolari di partita IVA che aderiscono al regime fiscale forfettario potranno gestire la loro contabilità in modo pratico e veloce, usufruendo di appositi software a pagamento che possono essere personalizzati in base alle proprie esigenze. I forfettari dovranno acquistare un software per la fatturazione elettronica che sia in grado di generare e inviare fatture in formato XML. È inoltre necessario che il software sia in grado di inviare le fatture al sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Ricordiamo che se la fattura elettronica supera il valore di 76,47 euro è necessario applicare un’imposta di bollo del valore di €2.

TITOLARE EFFETTIVO

Il titolare effettivo è una persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla un'entità giuridica. Questa definizione è contenuta nel decreto legislativo 90/2017, che ha recepito la direttiva europea 2015/849 sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

In particolare, il titolare effettivo è la persona fisica che:

detiene, direttamente o indirettamente, una partecipazione qualificata (pari o superiore al 25%) nell'entità giuridica;

esercita, direttamente o indirettamente, un controllo sull'entità giuridica;

beneficia in ultima istanza del controllo o della gestione dell'entità giuridica.

La determinazione del titolare effettivo può essere effettuata in base a una serie di criteri, quali:

la titolarità del capitale sociale;

il diritto di voto;

il diritto di nomina o revoca degli organi di amministrazione e controllo;

il diritto di esercizio dei poteri di direzione e gestione;

il diritto di beneficiare degli utili o degli altri vantaggi economici dell'entità giuridica.

In caso di incertezza sulla persona fisica che deve essere individuata come titolare effettivo, si applicano i seguenti criteri, in ordine decrescente:

la persona fisica che detiene la posizione di amministratore unico o di presidente del consiglio di amministrazione;

la persona fisica che detiene la posizione di amministratore delegato o di direttore generale;

la persona fisica che detiene la posizione di sindaco o di revisore legale;

la persona fisica che detiene la posizione di socio di maggioranza o di socio con potere di veto.

In Italia, la comunicazione dei dati del titolare effettivo deve essere effettuata al Registro Imprese entro 30 giorni dalla costituzione dell'entità giuridica o da qualsiasi modifica dei dati già comunicati. La comunicazione può essere effettuata esclusivamente per via telematica, tramite l'applicativo DIRE.

05/12/23

Prossimo condono fiscale 2024

Secondo le notizie che circolano in questi giorni, il prossimo condono fiscale 2024 sarebbe un'estensione della rottamazione quater, che si è conclusa a giugno 2023. In particolare, si ipotizza che i debiti fino a 30.000 euro possano essere eliminati in parte mediante il pagamento di una percentuale del debito al fisco.

La platea di coloro che possono richiedere il saldo e stralcio potrebbe essere allargata rispetto alla precedente rottamazione, includendo anche i contribuenti con redditi superiori a 30.000 euro, ma in una situazione di disagio economico tale da non riuscire a pagare le cartelle esattoriali pervenute.

La proposta di un nuovo condono fiscale è stata avanzata da Matteo Salvini, leader della Lega, che ha sostenuto che si tratta di una misura necessaria per venire incontro ai contribuenti che hanno difficoltà a pagare i propri debiti.

La proposta è stata accolta con favore da alcune associazioni di categoria, ma è stata criticata da altri, che hanno sostenuto che si tratta di un'operazione di favore per i debitori che non hanno pagato le tasse.

La decisione di inserire o meno un condono fiscale nella manovra economica del 2024 sarà presa dal governo nei prossimi mesi.

Ecco alcuni dettagli sulla possibile struttura del nuovo condono fiscale:

Debiti ammessi: i debiti ammessi al condono sarebbero quelli relativi a imposte, tasse, contributi previdenziali e assistenziali, sanzioni amministrative e interessi.

Importo massimo: il limite massimo di debito ammissibile al condono sarebbe di 30.000 euro.

Tasso di condono: il tasso di condono sarebbe applicato sul debito residuo, al netto delle sanzioni e degli interessi.

Platea dei beneficiari: la platea dei beneficiari del condono sarebbe ampliata rispetto alla precedente rottamazione, includendo anche i contribuenti con redditi superiori a 30.000 euro, ma in una situazione di disagio economico tale da non riuscire a pagare le cartelle esattoriali pervenute.

Naturalmente, si tratta solo di ipotesi e la struttura del nuovo condono fiscale potrebbe essere modificata in base alle decisioni del governo.

02/12/23

Addio alle semplificazioni contabili per i forfettari

"Addio alle semplificazioni contabili per i forfettari che aderiscono al concordato preventivo biennale" in ambito di tutela del consumatore. Il concordato preventivo biennale è una misura introdotta dalla riforma fiscale del 2022, che consente ai contribuenti con partita IVA di minori dimensioni, titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo, di stabilire in anticipo, e sulla base del reddito proposto dall'Agenzia delle Entrate, la base imponibile e l'ammontare delle imposte dovute per i due periodi d'imposta successivi.

Per i contribuenti in regime forfettario, l'adesione al concordato preventivo biennale comporta la perdita di alcune semplificazioni contabili. In particolare, i forfettari che aderiscono al concordato preventivo biennale devono:

-Tenere una contabilità più dettagliata, gestendo in modo dettagliato i costi e documentandoli.

-Compilare il Quadro Rs del Modello Redditi, in modo da controllare e comunicare le spese sostenute durante il periodo d'imposta.

Queste modifiche possono avere un impatto significativo sui forfettari che aderiscono al concordato preventivo biennale, in quanto comportano un aumento degli adempimenti contabili e un incremento dei costi.

Da un punto di vista della tutela del consumatore, queste modifiche possono essere considerate come una forma di "onere aggiuntivo" imposto ai forfettari, che può essere considerato contrario al principio di "razionalità e proporzionalità".

Infatti, i forfettari sono contribuenti che hanno scelto un regime fiscale agevolato, che prevede, tra l'altro, una semplificazione degli adempimenti contabili. L'introduzione di nuovi adempimenti contabili per i forfettari che aderiscono al concordato preventivo biennale può essere considerata come una violazione di questo principio, in quanto può rendere meno vantaggioso il regime forfettario per questi contribuenti.

Inoltre, queste modifiche possono avere un impatto negativo sulla competitività dei forfettari, che possono trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto ai contribuenti che non aderiscono al concordato preventivo biennale.

In conclusione, l'introduzione di queste modifiche può essere considerata come una misura che può avere un impatto negativo sui forfettari, sia in termini economici che di competitività.

01/12/23

ANATOCISMO

L'anatocismo è un termine di origine greca che significa "riaggiornamento degli interessi". In ambito finanziario, l'anatocismo indica la produzione di interessi da parte di interessi scaduti e non pagati su un debito pecuniario.

In pratica, l'anatocismo si verifica quando gli interessi che maturano su un debito vengono aggiunti al capitale originario e, a partire da questo nuovo capitale, vengono calcolati nuovi interessi. Questo processo si ripete periodicamente, fino alla scadenza del debito.

L'anatocismo può essere applicato a qualsiasi tipo di debito, ma è più comunemente utilizzato nei prestiti bancari, nei mutui e nelle carte di credito.

In Italia, l'anatocismo è stato a lungo vietato per i contratti stipulati con i consumatori. Tuttavia, nel 2009 la Corte di Cassazione ha stabilito che l'anatocismo è lecito anche nei contratti con i consumatori, a condizione che sia espressamente previsto nel contratto.

La normativa italiana sull'anatocismo prevede che, per i contratti stipulati con i consumatori, gli interessi anatocistici non possano superare il limite del 12% annuo.

L'anatocismo può avere un impatto significativo sul costo di un debito. Ad esempio, se un prestito di 10.000 euro viene rimborsato in 10 anni con un tasso di interesse annuo del 10%, senza anatocismo il costo totale del prestito sarebbe di 11.000 euro. Con l'anatocismo, invece, il costo totale del prestito sarebbe di 11.668 euro.

Per questo motivo, è importante verificare attentamente la presenza di clausole anatocistiche nei contratti finanziari prima di sottoscriverli.

24/11/23

PNRR notizie importanti

 PNRR

In particolare, tra le Top News di novembre vi segnalo:


·         l’apertura dello sportello per il Fondo di Transizione Industriale, volto a sostenere l'efficientamento energetico e nell’utilizzo delle risorse nelle attività d’impresa dei settori estrattivo e manifatturiero


·           la pubblicazione della direttiva RED III in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europa, per promuovere la diffusione delle energie rinnovabili nei paesi dell’Unione Europea.


Inoltre, nella sezione Top Bandi sono riportate le opportunità relative ad una selezione di settori chiave, con allegati i rispettivi bandi e decreti. Nel periodo di riferimento, si segnalano interessanti opportunità per le imprese del settore dei trasporti e delle infrastrutture e per le imprese attive nella produzione di componenti per la value chain dell’idrogeno.

23/11/23

Depositi fiscali: qual è il regime IVA applicabile

DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE 

Depositi fiscali: qual è il regime IVA applicabile

Con la risposta a interpello n. 465 del 2023, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che Il trasferimento di carburanti per motori autotrazione da un deposito fiscale a un altro deposito fiscale, in regime di accisa sospesa, rientra sempre nel regime che prevede la sospensione nell'applicazione dell'IVA. Per quanto concerne i beni custoditi nel deposito fiscale, la ratio legis è quella di allineare sostanzialmente l'esigibilità dell'IVA a quella dell'accisa. Per quanto concerne, invece, i beni introdotti nel deposito del destinatario registrato, la norma intende allineare l'esigibilità IVA a quella dell'effettiva estrazione del prodotto da detto deposito.

L'impatto dell'a.i. generativa nella contabilità

Devi copiare ed incollare sulla stringa di internet il link di seguito per vedere tale documento da me creato: https://gamma.app/docs/LIA-Ge...